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LA "FRAGOLA IDROPONICA"

1) INTRODUZIONE

 L'idrocoltura è un sistema di tecniche che consentono la coltivazione in serra di prodotti su un substrato inerte o non, attraverso una gestione ottimale degli elementi che determinano la qualità delle piante e del prodotto: temperatura, irrigazione, luce, etc. Questa tecnica di produzione può arrivare a far "parlare le piante fisiologicamente", grazie ai miglioramenti scientifici che continuano ogni giorno a ricevere con i mezzi per perfezionare i sistemi di coltura. 

L'introduzione della tecnica di coltivazione della fragola fuori suolo nella fascia costiera abruzzese è stata favorita dalle specifiche condizioni strutturali e ambientali di questa coltura, quali produzioni autunnali e ridotte dimensioni aziendali che costringono le aziende stesse alla mono successione fragola su fragola.  

 

 2) MOTIVAZIONI

 Perché l'idrocoltura?

 - le piante vengono mantenute costantemente in condizioni nutrizionali ottimali:

 - le tecniche utilizzate garantiscono condizioni fitosanitarie migliori ed un prodotto più pulito;  

- i prodotti realizzati presentano quindi caratteristiche qualitative superiori:  

a) aspetto migliore; 

b) pezzatura uniforme;

c) caratteristiche intrinseche migliori ( minore contenuto in fibra grezza, percentuale più elevata in zuccheri grassi, vitamine, un peso specifico superiore, etc.);

d) minore reperibilità e maggiore capacità di sopportare i trasporti a lunga distanza.  

In sintesi si potrebbero elencare diversi aspetti:

 1) standardizzazione della produzione;

2) eliminazione del problema dei residui del suolo (specie da bromuro di metile) e di parassiti del suolo;

3) risparmio energetico in rapporto alle produzioni ottenibili/mq;

4) consumo d'acqua più razionale;

5) produzione più elevata e di migliore qualità.

 3) IMPIANTISTICA E TECNICA DI COLTIVAZIONE

 Le colture vengono protette adottando diverse tipologie di tunnel che a seconda delle spese di investimento e di ammortamento avranno aerazioni dalle testate e dai laterali o dai colmi e dai laterali. 

Le coperture utilizzate normalmente sono film plastici singoli con durata media di 3-4 anni con caratteristiche medie di luminosità e buona termicità. Nel caso di arieggiamento dall'alto sull'asse nord-sud. I sacchi di coltivazione possono essere appoggiati a una serie di file di piedistalli o essere appesi alla struttura ad un'altezza utile a far giungere il prodotto nel palmo delle mani dei singoli agricoltori. Per l'impianto di irrigazione sono previste due possibilità: nella prima si utilizzano fili capillari che partono dal tubo di portata (tubo di polietilene con diametro variabile da 10 a 20 mm) e arrivano al substrato (normalmente sacchi di torba e perlite in % varie); nella seconda si utilizzano tubi auto-compensanti, inseriti sul tubo di portata, dai quali partono 4 tubicini d'irrigazione (ogni tubo supplisce all'esigenza idrica di un sacco, 1 autocompensante per n. 4 sacchi). 

  

La prima soluzione risulta essere la più economica, ma ottenibile solamente nel caso di impianti idrici che non presentino dislivelli lungo le tubazioni d'irrigazione a differenza della seconda che può essere utilizzata anche con impianti idrici relativamente irregolari. E' previsto, inoltre, un impianto sovrachioma con microaspersori, utilizzati soprattutto nei primi dieci giorni d'impianto. L'esigenza di un impianto di riscaldamento nasce inizialmente dalla possibilità di spingere le produzioni, posticipandole nel periodo autunnale a fine novembre/dicembre e anticipandole in primavera.

In realtà, la possibilità di dotare le strutture di un impianto di riscaldamento è andato piano piano abbandonato in quanto i costi di riscaldamento, per ottenere risultati apprezzabili, sono troppo elevati e quindi limitanti economicamente. L'impianto risulta comunque vantaggioso se utilizzato come riscaldamento di soccorso durante la fase vegetativa, ossia quando si verificano abbassamenti di temperatura repentini durante la fase di raccolta o nel periodo di riposo vegetativo delle piante.

Per la fertirrigazione possono essere utilizzati due sistemi che hanno in comune l'utilizzo perlomeno di due vasche concentrate 100:1 o 200:1 in cui vengono divisi calcio e ferro da solfati e fosfati e in più una terza vasca per acido nitrico o fosforico per l'annullamento dei bicarbonati e l'abbassamento del Ph. Il primo sistema si avvale dell'utilizzo di pompe elettriche o a pressione con percentuali variabili con partenza a tempo o per solarimento. Il secondo sistema evita problemi di gestione nella fertirrigazione a settori con superfici diverse, con conducibilità e con rapporti tra gli elementi diversi.

Quest'impianto si avvale di un sistema di elettrovalvole computerizzate che può prelevare da 3 a 8 vasche diverse con soluzioni concentrate, che vengono miscelate ed istantaneamente corrette per i valori di conducibilità elettrica (EC) e Ph prima di essere inviate in serra. Tale sistema consente di gestire settori diversi per superficie, epoca d'impianto, varietà, tipo di pianta, substrato e, quindi, con esigenza di fabbisogni idrici e di caratteristiche delle soluzioni differenziate.  

   

Questi sistemi possono prevedere solo in pochi casi i fabbisogni idrici della pianta, ma la cosa migliore rimane il controllo quotidiano che l'agricoltore deve fare in base a:  

- cambiamenti atmosferici e quindi di traspirazione valutati dal rapporto acqua fornita e acqua drenata;

- variazione delle elettroconducibilità della soluzione drenante.

- stadi fenologici della pianta.

 Le piante vengono messe a dimora in sacchi di plastica (da 4 a 6 per sacco) del volume di 10-12 litri per sacco di dimensioni variabili da 20-25 cm di larghezza a 35-40 cm di lunghezza. Il contenuto dei sacchi è torba bianca (provenienza Svezia - Irlanda) e perlite (provenienza Grecia) in percentuali diverse da 90% - 10 % a 50% - 50% con l'intento di aumentare la percolazione per ottenere 50% con l'intento di aumentare la percolazione per ottenere i seguenti risultati:

 1) evitare aumenti di EC utilizzando acqua con conducibilità elettrica elevata;

2) riutilizzo per più anni dello stesso sacco;

3) utilizzo del sacco in periodi di coltivazioni e zone calde.

 Negli ultimi anni in Olanda si è diffuso un sacco di lana di roccia che sembrerebbe poter dare buoni risultati produttivi e facilitare le eventuali modifiche di fertirrigazione da apportare alle coltivazioni.

Questo tipo di substrato richiede però molta attenzione da parte degli operatori in quanto è molto più sensibile alle brusche modificazioni (per errori umani o climatici) del Ph e dell'EC.

 

 
 
  

© 2005 Consorzio per la Divulgazione e la Sperimentazione delle Tecniche Irrigue

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